Truth is…

About my Master’s Degree, and this godforsaken town:

I will forever regret this choice, and I think I’d be better off accepting the fact at this point, rather than trying to change it, and saying that it is not so bad, after all. IT IS so bad, and I do have every right to be in pain. Again, my pain is legitimate. The fact that there are so many people on this Earth who have it way worse than I do, DOES NOT give me any less right to be in pain.

I will forever regret wasting almost three years of my life in a personal kind of Hell that could have been avoided so, so, SO FUCKING easily, had I had the guts to spell out those four goddamn words: “I need more time”.

I will forever regret being so unhappy and lonely in my mid-20s, those years when you’re still so young you’re just supposed to enjoy live, have fun, travel and see the world. I’ll regret going back to being 14-year-old me, so shy and afraid to speak her mind, scared of her own shadow. 14-year-old me, who let people use her and throw her away when she wasn’t needed anymore.

I will forever miss all that I have lost in these few years, all the people that somehow fell out of my life; even those I would have sworn would have been forever by my side, always.

I just hope at some point I will stop being so mad at myself and my family: at myself, for not picking me before anybody else when I should have, because my future and my happiness were on the line; at my family, for subtly pushing me to make this choice when I was so weak and fragile, and could not build up the courage to say no.

One positive thing will come out of all this mess: I swear to myself I will never again, ever, prioritize anything before my happiness. Ever. I just hope I did not completely fuck up my chances at a future career because of this ridiculous University choice.

How the Hell did I get it so wrong, I’ll never know. How could I throw to the wind everything that I’ve built during my Bachelor’s degree, I’ll never understand.

I’m so sorry, Me. You didn’t deserve this. Hopefully, we’ll get a second chance. I promise you, this time we’ll get it right.

Sola con Lui

Oggi mi sento sola. Non tanto e non in senso assoluto, ma ho questo leggero velo di tristezza addosso, per cui ho deciso che darò la colpa alla neve al buio. La neve di giorno è allegra e innamorata, la neve di sera è soltanto fredda. Deep beneath the cover of another perfect wonder where it’s all white as snow.

In realtà non mi sento propriamente sola, però mi manca Lui. E non è una mancanza piacevole, di quelle “Oddio, non vedo l’ora di vederti!”, è una mancanza del tipo “Ho paura che tu non mi voglia davvero, ho paura di non essere abbastanza, che insieme non siamo un buon incastro, che finirà ancora prima di cominciare davvero”. Ed è una sensazione strana, perché Lui mi piace tanto. Veramente tanto. Parliamoci chiaro, è la prima persona di cui m’importi un accidenti da Vale. È la prima persona di cui m’importi qualcosa in tre anni, tre anni in cui ho sinceramente temuto di essere sentimentalmente morta più di una volta.

Ciononostante, oggi mi sembra che L’Altro mi andasse meglio, fosse la taglia azzeccata. L’Altro di cui non m’importava nulla, amico di un caro amico, sesso formidabile, ma interi giorni senza un cenno di vita reciproco. L’Altro con cui avevo una relazione aperta, se relazione poteva chiamarsi, una scopamicizia, perché un po’ d’amicizia alla fine c’era, ma senza gelosie, senza mal di cuore, senza complicazioni. L’Altro, che pur con tutte le altre persone che frequentavamo, continuava a farmi sentire voluta. Non ho mai messo in dubbio che mi volesse, e alla fine, nemmeno che mi volesse bene – né quando non ci scrivevamo, né quand’eravamo insieme e glielo vedevo negli occhi e glielo sentivo nei gesti. Salutarlo prima di partire è stata una bella chiusura, non c’è stato dolore, non c’è stata ansia, solo un po’ di malinconia e una forte sensazione di “Ma sì, ti rivedrò prima o poi”.

Con Lui, invece, ogni messaggio sa di “Io ti voglio più di quanto tu non voglia me”, ogni telefonata ha il sapore dell’ultima, e mi sembra tutto così sterile, tutto così superficiale. È paradossale: siamo in grado di parlare per ore di argomenti pazzeschi, allucinanti, profondi, anche pesantissimi, che quasi mi verrebbe da dire, che diavolo! Dopo pochi mesi di frequentazione non si toccano cose del genere nemmeno alla lontana. Eppure, non sembra mai personale. È sempre un parlare per massimi sistemi, un filosofeggiare, una costante sfida mentale che mi piace, mi piace da impazzire, ma forse no. Perché poi, a fine telefonata, non so come stai, non so cosa hai fatto oggi e che farai stasera. Perché Lui ed io ci siamo conosciuti in una parentesi, in una città in cui eravamo entrambi per un tempo limitato, e quindi la vita lì era facile. Ma ora siamo tornati a casa, e provare a funzionare significa ritagliarci spazi l’un l’altra nella propria vita. Perché avevi una vita prima di me, e ora devi trovare modo d’infilarmici, se vuoi. Ecco, è proprio questo: la sensazione che Lui non voglia si fa sempre più forte. Non con cattiveria, e probabilmente neanche consapevolmente, ma vedo più la voglia di provare e la paura che a breve non sapremo più cosa dirci si fa sempre più forte.

Perché Lui è dolce, è tenero, e quando siamo stati insieme era quasi romantico, ma sembra che lo faccia più per l’idea di dolcezza che non per me. Perché è il primo a farmi agli auguri di compleanno, o a chiamarmi a precipizio se legge che sto male, ma poi, la realtà dei fatti è che non ci vediamo da Novembre e non so quando ci rivedremo. La realtà dei fatti è che non mi ha mai detto che gli manco, o che vorrebbe vedermi, se non con un considerevole quantitativo di alcol in corpo.

E voglio dargli, darmi e darci tempo, davvero, perché è tutto nuovo, è tutto giovane e sconosciuto, e magari sto esagerando, sicuramente sto esagerando, figurati se ora non passa; ma sono stanca. Sono stanca perché è tutto incerto, è tutto un cambiamento, ed io non ero più abituata a desiderare qualcuno a fianco per dormire, tantomeno a realizzare che mi manca essere abbracciata, la mattina nel dormiveglia.

Per favore, vienimi incontro. Sono così fragile in questo momento, fammi vedere che ne vale la pena. Perché lo so che sopravvivo senza, lo so che sono stata senza fino all’altro ieri e ce la farei benissimo a stare senza da domani, ma stavolta, solo stavolta, vorrei tenerti. Ti va di tenere me?

Ricominciamo

Ricomincio un’altra volta, perché ho appena compiuto 25 anni e ho dovuto – faticosamente, a malincuore e, diciamocelo, soffrendo come un cane – ammettere di non essere più felice da almeno due anni, ormai quasi tre. Non che io sia propriamente triste, salvo alcuni momenti, ovvio. La mia parte razionale sa bene che di motivi per essere triste ne ho pochi, pochissimi, se non praticamente nessuno. Tuttavia, ho deciso di take my own advice e finalmente iniziare a credere a quello che dico sempre a tutte le persone che cercano il mio aiuto: il fatto che ci sia sempre qualcuno che sta peggio di te, non rende in alcun modo il tuo dolore meno valido.

Sto male. Non so bene perché o percome, ma è così. Anzi no, scusatemi, errata corrige: non sto male, solo, non sto nemmeno bene. I’m fine, avrei detto tempo addietro, che vuol dire che sì, ok, potrebbe sicuramente andare peggio, ma non va comunque abbastanza per poter essere felice, soddisfatta, contenta, e tutte quelle altre cose carine e simpatiche che mi caratterizzavano due anni fa.

E allora ho finalmente preso il toro per le corna, e ho deciso di riniziare a scrivere, visto che è sempre stato l’unico modo che conosco e ho conosciuto per gestire i miei problemi. Buttarli fuori, riuscire a vederli chiaramente e magari, finalmente, riuscire a ridimensionarli e impedire loro di farmi soffrire così tanto. Scrivere, o leggere, ovviamente. Ma in questo caso penso che scrivere possa servirmi di più. So bene di non essere sola nel mio dolore, ma in questo momento, onestamente, del dolore altrui, per quanto simile al mio, non me ne frega niente. Meno di niente.

Voglio tornare ad essere io, voglio smettere di rimpiangermi e di mancarmi, voglio riuscire a vedermi di nuovo come sembrano vedermi gli altri senza vergognarmi o sminuirmi o pensare che tutti stiano esagerando ed io non mi meriti affatto tutta questa ammirazione.

Voglio rinventarmi, perché se non posso (come, d’altronde, è giusto che sia) tornare ad essere quella che ero a vent’anni perche, you know, life happened, allora voglio rinventarmi meglio: voglio essere felice di nuovo, voglio pensare che tutto valga la pensa, voglio pensare di meritarmi il bello, il buono, la gioia, l’amore e quant’altro di positivo possa uscire fuori da una vita normale.

E allora, ecco. Ricominciamo.